Bugno e Di Rocco, alzate la voce!

Ciclismo nel caos per l’insipienza dell’UCI: tutti a casa

ROMA – Il Giro d’Italia ha dovuto annullare il via in Ungheria e ha posticipato senza indicazioni la nuova data di partenza; la Parigi-Nizza ha annullato l’ultima tappa.

Come se non bastasse da sola la pandemia Coronavirus, serve altro per scendere tutti dalla bici?

Dal nefasto avvento della licenza world tour, il ciclismo professionistico non può più essere considerato uno sport che rispetti i confini nazionali. Non può neanche più essere governato a seconda del passaporto del presidente dell’UCI. Occorre – subito ed è già tardi – una sana autocritica e sospendere tutta l’attività professionistica.

Torniamo un attimo indietro: se non si corrono Tirreno-Adritico e Milano-Sanremo, non è sufficiente fermare il Giro dell’Istria e le corse minori in Belgio: bisogna fermarsi tutti. Se è dovuta intervenire la McLaren (scuderia di Formula 1 con due casi conclamati di Coronavirus e sponsor della società ciclistica) a imporre alla Bahrain-Merida di lasciare la Parigi-Nizza, vuol dire che sono stati superati tutti i limiti.

Ha ragione Riccardo Magrini: “Stanno facendo gli struzzi, mettono la testa sotto la sabbia. I corridori sono come sempre – come sempre – l’ultima ruota del carro”.

Poi bisogna sempre ricordare che gli organizzatori francesi hanno chiesto che fosse rimandato a casa il presidente di giuria, Gianluca Crosetti, e il presidente dell’UCI, francese, ha prontamente eseguito sostituendolo con uno spagnolo. Però Nibali, i francesi, l’hanno voluto. Eccome, se l’hanno l’hanno voluto.

Il Coronavirus non ha colpito soltanto i corridori Dmitry Strakhov e Fernando Gaviria: può colpire tutti.

Qui deve intervenire subito anche Gianni Bugno, presidente dell’CPA, l’associazione internazionale dei corridori.

Il calcio europeo (Champions ed Europa League) si è già fermato (tranne la Serbia dove non basta che sia stato contagiato dal Coronavirus anche il presidente della federcalcio Slavisa Kokeza); sono state annullate le due amichevoli della Nazionale azzurra con Inghilterra e Germania ma soltanto perché Londra ha chiuso i voli con l’Italia e in Germania due squadra di club non vogliono concedere – giustamente – i loro calciatori alla nazionale). Andiamo anche verso il rinvio al 2021 del Campionato Europeo.

La Francia ha fermato Ligue 1 e Ligue 2, le sue Serie A. e Serie B, fino a nuova data.

In Germania, partite della Bundesliga (la Serie A tedesca) a porte chiuse in questa fine di settimana e poi stop.

La stessa Inghilterra, nonostante la frase choc del Premier Boris Johnson, si ferma fino al 4 aprile.

La Formula 1 ha annullato il GP d’Australia e rinviato i gran premi di Bahrain e Vietnam.

Negli Stati Uniti, a onta delle dichiarazioni superficiali del presidente Trump, la NBA si ferma per un mese, poi si vedrà.  Adam Silver, il commissioner, ovvero il “commissario”, il gran capo, ha dichiarato: “Bisogna creare un protocollo per tornare a giocare, con l’obiettivo di non compromettere la salute di nessuno”. E’ una frase che dovremmo stamparci a memoria tutti, a cominciare dai padroni dello sport mondiale

Lo sci alpino annulla l’ultima tappa della Coppa del Mondo.

Il golf mondiale annulla quattro tornei in calendario fino al 5 aprile.

Adesso il Giro d’Italia lancia un grido di aiuto che non può restare inascoltato.

Il presidente dell’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) è David Lappartient, francese; il comitato direttivo è composto da 14 persone; i vice presidenti sono 3, tra cui Renato Di Rocco, presidente della federciclismo.

L’ultima riunione del consiglio si è svolta l’1 e 2 febbraio mentre la prossima è in programma dal 10 al 12 giugno prossimi. Un lasso di tempo troppo lungo.

Visto che Lappartient si è limitato in questi ultimi giorni soltanto a frasi di circostanza (“Cancellare Giro e Tour sarebbe un disastro”) pensando soltanto al proprio tornaconto e ignorando la salute di tutti noi, lanciamo un appello ai nostri massimi rappresentanti: “Il ciclismo professionistico sia uguale per tutti”.

Quindi, caro vice-presidente UCI Renato Di Rocco, non aspettiamo il 10 giugno prossimo: alzi il telefono, chieda una riunione d’urgenza del comitato direttivo dell’UCI. E caro presidente dell’Associazione Internazionale Corridori Professionisti Gianni Bugno, convoca anche tu una riunione d’urgenza. Non c’è più tempo da perdere: siamo in ritardo. Piede a terra, tutti. Senza ulteriore indugio.

Gianni Bugno e Renato Di Rocco (Bettini Photo)

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