Biathlon: staffetta femminile, è un’Italia a due velocità

di Luigi Borrelli

È un’Italia a due velocità quella vista oggi ad Anterselva nel corso della staffetta femminile. Il team tecnico, non senza polemiche, decide di schierare le due punte di diamante Vittozzi e Wierer nelle prime due posizioni di partenza. Dietro le quinte si è molto discusso su questa scelta, che lascerebbe eventualmente Carrara a vedersela negli ultimi due giri con i mostri sacri Roiseland e Oeberg, solo per citarne due, in caso di testa a testa. D’altra parte, forse con un pochino di audacia, l’idea potrebbe essere proprio quella di evitare il confronto nel finale, puntando a creare il buffer sufficiente nella parte iniziale per poi lasciare le due atlete meno esperte più “tranquille” sia sugli sci che al poligono. In effetti, ieri l’allenatore Zingerle ha motivato ai microfoni di Fondo Italia: “Noi preferiamo mettere spesso i più forti davanti perché, come si è visto ieri, se devi recuperare sei costretto a rischiare e crescono le possibilità di sbagliare.”

Il piano sembra funzionare alla perfezione. Vittozzi, che ritrova il sorriso dopo le delusioni delle ultime gare, parte benissimo commettendo un solo errore al poligono e lascia il testimone alla Wierer con circa un minuto sulla seconda. Dorothea non delude le aspettative confermando il suo stato di grazia, volando sugli sci e chiudendo con un poligono in piedi da urlo, il più veloce della stagione, dimostrando a tutti che la performance sottotono in single mix di giovedì è stata solo un incidente di percorso.

Nel frattempo, le principali avversarie, che corrono con le seconde linee nella prima parte, non brillano anche se la Norvegia tiene botta arrivando al giro di boa con circa un minuto e mezzo di ritardo. La Francia commette troppi errori ed esce dai giochi prima del previsto, mentre la Germania e la Svezia galleggiano intorno alla decima posizione.

A questo punto il pubblico ci crede, aizzato dalla corsa solitaria di Dorothea e dalla foga dello speaker nello stadio di casa. La Sanfilippo si ritrova così al primo poligono con un ottimo margine di quaranta secondi sulla Polonia seconda, ma la tensione inizia a sentirsi ed alla fine saranno due errori. Il vero tracollo avviene però al poligono in piedi, quando Federica manca il bersaglio cinque volte ed è costretta a correre due giri di penalità, ritrovandosi al sesto posto.

Nulla da fare dunque per Carrara, che perde altre posizioni a causa dell’imprecisione al poligono. L’Italia chiude al decimo posto, ed è un peccato alla luce dell’ottima prima parte di gara. Ci sarà sicuramente da lavorare per i tecnici della nazionale: alzare il livello complessivo della squadra azzurra diventa la vera sfida del futuro prossimo del biathlon italiano.

Sul gradino più alto del podio sale la Norvegia, dopo una grande rimonta capitalizzata all’ultimo round da un’immensa Marte Roiseland, che spegne le velleità delle altre squadre all’ultimo poligono con un filotto devastante. La svedese Oeberg che spara nella piazzola accanto, naufraga con quattro errori e il giro di penalità relega poi la Svezia ancora una volta fuori dal podio. Secondo posto per la Germania, grazie alla solita rimonta arrembante della Herrmann sugli sci, che comunque soddisfa i teutonici, mentre a sorpresa arriva la medaglia di bronzo per il quartetto ucraino, che conducono una gara ordinata con pochissimi errori al tiro.

Il podio della staffetta femminile: a sinistra la Germania (argento), al centro la Norvegia (oro) e a destra l’Ucraina (bronzo). Fonte: Nordic Focus
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