Nibali, non fare il Tourista

Nostalgie di un vecchio suiveur per un ciclismo che non c’è più

Suiveur: sostantivo maschile francese, sta a indicare l’appassionato che segue uno sport, in particolare il ciclismo.

Proprio perché Nibali ha vinto due Giri d’Italia, un Tour de France e una Vuelta Espana mi rattrista la sua decisione di arrendersi alla prima difficoltà.

Proprio perché alla sesta tappa (Mulhouse-La Planche des Belles Filles) quella in cui Ciccone ha conquistato la maglia gialla, Nibali è giunto 8 secondi dopo Barguil; 16” dopo Kruijswijk e Mollema; 33” dopo Uran; 37” dopo Adam Yates; 42” dopo Fuglsang, Landa, Porte e Bernal; 44” dopo Quintana; 49” più di Pinot e 51” dopo Thomas. Quindi io chiedo: ma gli veniva un infarto se avesse minimamente provato ad arrivare insieme a gente che per anni si è messo tranquillamente alle spalle come Barguil, Kruijswijk e Mollema per non citare Uran e Adam Yates, Fuglsang e Porte?

Proprio perché all’ottava tappa (Macon-Saint Etienne) Aru, Ciccone e Trentin arrivano con i primi, mi delude molto Nibali che arriva 4’35” dopo di loro.

E che dire della tappa capolavoro, la decima (Saint Flor-Albi) quella dei ventagli creati dalla Deceuninck e Ineos? Nibali arriva al traguardo 5’04” dopo Oss (1’33” dal vincitore) Moscon (1’35”) Aru (bellissimo il suo seppur vano inseguimento) Ciccone e Pasqualon (2’09”) Felline (2’17”). Che tristezza! Da solo, senza alcun gregario al fianco (neanche Caruso) e come un gregario qualsiasi (senz’offesa per i gregari, perché hanno la mia massima ammirazione sempre).

Sarà sicuramente vera la giustificazione che voglia accumulare ritardo per uscire dalla classifica (nel senso di non nuocere ai pretendenti al podio) e poter vincere una tappa. Ma questa giustificazione stride ancora di più con l’orgoglio, con l’amor proprio che dovrebbe avere chi ha già vinto due Tour de France.

E’ vero che il ciclismo di oggi è cambiato ma secondo il mio personalissimo parere è cambiato in peggio. Chi è nato negli Anni 70 e 80 non può capire Gimondi che sulle Alpi cerca di staccare Merckx in maglia rosa. Felice davanti ed Eddy alla sua ruota: ma non negli ultimi sei chilometri come accade oggi: per sessanta chilometri (60!) fa di tutto per toglierselo dalla ruota ma non ci riesce. Non può capire nemmeno Chiappucci che va a vincere a Sestriere (13ª tappa del Tour 1992) dopo sei ore e duecento (200!) chilometri di fuga.

Oggi si fa un gran parlare del “peso” della maglia gialla o maglia rosa che dir si voglia. Si è messa in giro l’idea che sia meglio lasciare ad altri la responsabilità d’indossare e di difendere il simbolo del primato lasciando la decisione della vittoria finale alle ultime tappe. Lo dicono così convinti che pretendono anche che qualcuno (quorum ego) creda loro. Andatelo a dire, per esempio, a Gianni Bugno che nel 1990 vinse quel Giro indossando la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa. O a Merckx che fece la stessa cosa nel 1973.

Certo: quel ciclismo non tornerà più. Resto della mia idea: Nibali che si arrende senza lottare è un dispiacere grande come una casa. Lascio volentieri ai giovani watt, misuratori di potenza e maltodestrine. Ai vostri lavori fuori soglia ne preferisco un’altra:

Se di vecchiezza / la detestata soglia / evitar non impètro.

(Giacomo Leopardi, Il passero solitario)

Nibali, non fare il Tourista

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